Il coriandolo che si mangia

Siamo entrati nel tempo di Quaresima, anche se il rito ambrosiano per vicende storiche lascia ancora una settimana di tempo ai suoi fedeli in cui festeggiare il carnevale.

Perché questo accostamento tra un periodo di feste e una pianta, il coriandolo appunto, il cui nome Coriandolum deriva dal greco Koriandron, e da Koris, che significa “cimice” riferito al poco gradevole odore che emana questa pianta molto simile appunto a quello delle cimici?

La curiosità è che “i coriandoli carnevaleschi prendono proprio il loro il nome dalla spezia, i cui semi venivano un tempo rivestiti di zucchero ed utilizzati per i dolci al posto delle mandorle. L’usanza antica (risalente probabilmente al periodo rinascimentale prevedeva, infatti che questi piccoli dolci, detti confetti (ancora oggi i coriandoli si chiamano confetti in numerosi paesi), venissero lanciati per aria durante il carnevale e le festività.”. (p13)

Queste informazioni assieme alle proprietà specifiche delle erbe officinali, erbe aromatiche e vitigni li puoi trovare nella pubblicazione: L’orto giardino dei Carmelitani Scalzi a Venezia, Carlo Favero e Giorgio Forti (a cura di Carlo e Giorgio Favero), che potrete acquistare al Punto Amico.



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