Acqua di melissa

Nella consapevolezza che la salute dell’anima deve accompagnarsi a quella del corpo, anche i frati del convento veneziano si inseriscono in questo filone, tanto da divenire noti in tutto il mondo per la produzione dell’acqua di melissa. L’inizio della coltivazione risale al 1710, quando un padre carmelitano esportò l’esperienza dell’alcolato di melissa, inventato dai Carmelitani Scalzi di Rue De Vaugirard a Parigi nel 1611, che era divenuto, per le sue proprietà antispasmodiche un rimedio popolare a cui facevano ricorso tutte le classi sociali nei momenti critici della loro vita (dal mal di denti, alle sincopi, alle crisi di nervi, ecc.). In verità, l’alcolato francese impiegava la Melissa Officinalis, nota anche come Cedronella o Erba Limona. La ricetta francese, importata a Venezia, fu rivista ed al posto della Melissa Officinalis fu impiegata la cosiddetta Melissa Moldavica, che è solo una lontana parente con la Melissa Officinalis, appartenendo entrambe alla famiglia delle Lamiaceae.

I frati veneziani iniziarono la produzione di olio essenziale di melissa, consolidando, inoltre, lo studio delle sue proprietà attraverso meticolose osservazioni, per selezionare la pianta adatta.

Tale produzione ebbe un notevole riscontro, tanto che molti provarono ad imitare l’Acqua di Melissa costringendo i Padri a tutelarsi. Nel 1754 la Repubblica di Venezia diede l’esclusiva ai Padri Carmelitani Scalzi per la produzione dell’Olio Essenziale e la vendita esclusiva dell’Acqua di Melissa. Una citazione interessante è legata all’opera di Carlo Goldoni “Il bugiardo” dove l’autore fa rinvenire la protagonista da un mancamento proprio con il preparato dei Padri. La produzione dell’Acqua di Melissa, pur con alterne vicende, dura tuttora ed è proprietà esclusiva dei frati Carmelitani, ed anche se attualmente la produzione avviene materialmente a Verona, presso il convento dei Carmelitani Scalzi di santa Teresa, il giardino veneziano è ancora conosciuto come il giardino della Melissa.

(AA.VV., I Carmelitani Scalzi a Venezia. La chiesa di Santa Maria di Nazareth e il brolo del convento, Breda di Piave 2015, p. 54)